“… Fu un tale che, trasgredendo le leggi, commise non so che mancanza grave, talchè fu bandito, così com’era in divisa militare. Portava panciera, la corazza, l’elmo, ecc., com’era di costume allora. Venne bandito nel luogo detto Col Cerver, ossia colle dei cervi, così detto perché ivi allignavano in gran numero questi animali.
Per riparo dalle intemperie fabricossi un bàita o capanna, che la tradizione vuole sia stata eretta sopra un ceppo di faggio. Dedicavasi costui alla caccia di cervi e d’altri animali e cominciò pure a ridur a coltura qualche pezzo di terra lì attorno. Era lui vietato, sotto pena di morte, di discendere in paese per qualsiasi motivo, sicchè era costretto stare esiliato lassù. Passò qualche anno e poi non potendo tollerare un sì lungo e solitario esilio, credette bene venire in paese, anche per trovarsi una donna con cui unirsi e procreare, vedendo che gli anni passavano e quindi, ridotto nella vecchiaia e reso incapace a procacciarsi col lavoro delle sue braccia il nutrimento, sarebbe dovuto languire nella miseria ed in essa soccombere.
Discese quindi la montagna in cui abitava e, data la straordinaria statura ch’aveva e la divisa che indossava, aveva un aspetto feroce sicchè metteva lo spavento in tutti coloro che lo vedevano, poiché lunga anche portava la capigliatura e sì la barba. Giunto che fu a Sant’Antonio, quei da Forno, temendo li andasse a molestare, gli si opposero, intimandogli di subito ritornare alla sua antica dimora, pena la pelle. Questo, di carattere fiero com’era, vero figlio degli antichi romani, voleva resistere a queste intimidazioni e ne avvenne un tafferuglio, pel quale ne rimasero dei morti. Espose poi la giusta idea che aveva e pregolli di concedergli una donna con cui convivere, mostrandosi il più possibile cortese ed assicurandogli che nulla avrebbe fatto di male, né alla donna, né ad altre persone. Questa le venne concessa e d’allora in poi il bando cessò e poteva a piacimento venire in paese. In questa unione ne nacquero dei figli, che vennero appellati del Panziera, cioè di quello che portava la panciera, e così questo cognome venne dato a tutte le generazioni che si susseguirono, poiché tuttora le famiglie di Colcerver diconsi Panciera. Questa origine della villa di Colcerver.
..…Non so però se si deve prestar fede a ciò che ho scritto e che mi venne riferito circa l’origine della villa di Colcerver, perché mai in alcuna carta trovasi scritti o uomini o fondi in Colcerver fino al XII secolo.” [1]

 

 
[1] tratto da: Pellegrini F., Zammatteo P., Zammetteo S. 2000. Note di Storia Zoldana, nelle memorie di Luigi Lazzarin. 42-44  Ed. Comune di Forno di Zoldo